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In
un’affollatissima Biblioteca del Seminario Vescovile di Caserta,
gremita per l’occasione anche da una folta presenza giovanile, si
è svolto ieri sera il dibattito – conferenza tra Emanuele Severino
e Pietro Barcellona. I due filosofi si sono confrontati per circa
due ore intorno al tema «Tecnica, politica e futuro della
democrazia». Fin dall’introduzione, affidata al direttore della
biblioteca diocesana Luigi Nunziante, al centro del dibattito si è
accampato il problema della tecnica, intesa come negazione di ogni
verità definitiva. La tecnica s’identifica con la più pura volontà
di potenza, che concepisce l’uomo come un semplice coordinamento
di mezzi in vista di una produzione illimitata di scopi. Il
risultato è che oggi la civiltà occidentale appare in preda
all’angoscia più radicale, in bilico tra la barbarie della guerra
e la seduzione del pensiero nichilista, che teorizza l’origine e
il ritorno di tutte le cose nel nulla.
A partire da queste considerazioni, le prospettive dei due
relatori divergono. La preoccupazione di Barcellona è per la
perdita di una delle componenti costitutive dell’umanità,
probabilmente la sua dimensione più autentica, quella collettiva,
derivante dall’incontro con l’altro. La tecnologia fine a se
stessa e il circolo dell’accumulazione capitalistica esaltano
infatti l’individuo in chiave singolare e globale. Per lo studioso
siciliano la politica può offrire lo spazio per il superamento
dell’unilateralismo occidentale.
Al contrario Severino, teorico dell’eternità di tutti gli enti, ha
ricordato che la tecnica in quanto tale non ha un volto disumano e
alienante, essa è piuttosto l’espressione più compiuta della
ricerca umana di felicità, di salvezza. Soltanto che essa si
scopre inadeguata e genera angoscia. Nel paradiso artificiale
della tecnica moderna riesplode la domanda sul senso della vita.
La felicità esiste soltanto nella ricerca della verità, nella
filosofia, relegata oggi al ruolo di «pensiero disturbante».
Citando a memoria passi del Prometeo e dell’Orestea di Eschilo,
Severino ha sottolineato che «il dolore che ci rende folli», di
cui parla il grande tragico greco, è sottratto al campo della
tecnica e affidato a quello della necessità. Al termine del
dibattito è intervenuto il vescovo Nogaro, che ha ricordato quanto
nel mondo contemporaneo valga, «piuttosto che la distinzione tra
laici e credenti, di cui tanto si parla, quella tra coloro che
pensano e coloro che non pensano».
(di Fausto
Greco, articolo tratto da “Il Mattino on line” di Sabato,
15.05.2004:
“Sala gremita
alla Biblioteca del Seminario per il dibattito dei due filosofi”
Cara odiata
tecnica: Severino e Barcellona a confronto)
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