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La
Biblioteca del Seminario vescovile di Caserta sorge relativamente
tardi rispetto al Seminario, che viene fondato tra il 1567 e il
1575 per opera del vescovo Agapito Bellomo
(1554-1594) in obbedienza ai decreti del Concilio di Trento (decr.
XVIII, sess. XXIII De Reform., votato il 15 luglio 1563). In
realtà tale istituto non dette all’inizio grossi problemi e
accolse costantemente 12 seminaristi, ma sicuramente non era
provvisto di biblioteca in quanto da alcuni documenti risulta che
il gesuita Nicola Alois, divenuto poi
docente al Collegio di Posillipo e ricordato come un esimio
scrittore, si sia formato al Seminario di Caserta ma anche che
avesse attinto per la sua formazione culturale soprattutto dalla
fornitissima biblioteca di famiglia.
Il vero problema del Seminario era
dovuto alla sia posizione perché, sorto nel vecchio borgo
medievale sui monti Tifatini, era ben lontano dalla vivacità e
dall'operosità della nuova città che andava sviluppandosi nel XVI
secolo alle falde di detti monti.
Quando a partire dal 1708 il
Seminario Maggiore venne spostato in pianura presso il Palazzo
Vescovile del casale di Falciano, residenza abituale dei prelati
casertani, il vescovo Giuseppe Schinosi
(1696-1754) pensò anche di munirlo di una biblioteca sull'esempio
della Biblioteca Brancacciana di Napoli, aperta, quindi, non solo
al clero, ma a tutti i fedeli. Non si può attualmente accertare se
il patrimonio librario attuale contenga le opere di quel periodo.
Le vicissitudini e le alterne sorti della diocesi, infatti, non
dovettero giovare allo sviluppo della biblioteca e pesarono
fortemente anche i continui trasferimenti succedutisi da quando, a
partire dal 1848, i Borboni occuparono il complesso vescovile da
costruirsi nel centro di Caserta e momentaneamente si spostò in
Palazzo Paternò in via San Carlo mentre il Seminario Minore venne
posto nel soppresso monastero dei Carmelitani attiguo all'attuale
cattedrale.
L’unità d’Italia, tuttavia, bloccò
la costruzione, e non solo il complesso di Falciano continuò ad
essere usato dal Regno d’Italia come centro militare, ma i
seminari vennero addirittura chiusi e i loro beni soppressi.
Dopo una lunghissima vertenza
giudiziaria, il vescovo Enrico de’ Rossi
(1856-1894) ottenne la riapertura dei Seminari nella sede attuale
e la restituzione degli immobili e, prevedendo l'istruzione di
scuole interne riconosciute legalmente, munì tale istituzione di
vari ausili didattici e aumentò la biblioteca con nuovi volumi:
“auxit bibliotheca optimis exemplaribus”, così come riporta la
lapide affissa nell’androne della nuova sede.
Tanti testi, tuttavia, dovettero
essere lasciti di sacerdoti e canonici così come si può ricavare
dai frontespizi di alcune edizioni del XVII e XVIII secolo, e
probabilmente dovettero confluirvi anche parte delle biblioteche
di monasteri locali soprattutto dal soppresso monastero dei PP.
Carmelitani, nella cui sede si trova attualmente il complesso
vescovile (molte seicentine, infatti, riguardano la Regola di tale
ordine), e forse dal millenario monastero benedettino di San
Pietro ad Montes (un testo del XVI secolo porta impresso il timbro
del Collegio di quel monastero).
Nonostante gli eventi non sempre
favorevoli, il patrimonio librario è rimasto consistente in quanto
comprende oltre dodicimila volumi a stampa (10.500 censiti nel
1988 dal Ministero dei Beni Culturali), di cui la maggior parte
pubblicata prima del XVIII secolo (circa un centinaio sono infatti
le cinquecentine).
A tale patrimonio di libri a stampa
bisogna aggiungere una cinquantina di periodici nazionali e locali
(tra quelli correnti e quelli spenti) e manoscritti del XIX
secolo.
Il patrimonio librario è suddiviso
in altri due locali, oltre che in quello principale, secondo le
esigenze di umidità e luminosità richieste dai testi: per tale
motivo sono disponibili alla consultazione immediata solo le opere
posteriori al XVIII secolo, mentre i testi più antichi sono
consultabili solo su richiesta.
La Biblioteca del Seminario è
registrata nell’Annuario delle Biblioteche italiane
(CE0053) e nell’Annuario delle Biblioteche Ecclesiastiche
Italiane (CAM44) e per la sua funzione strumentale è a
carattere soprattutto teologico.
Dall’arcivescovo
Vito Roberti (1965-1987) le è stato
impresso l’indirizzo di specializzazione in Patristica e
Patrologia, tuttavia a causa del periodo di chiusura
precedentemente ricordato, il patrimonio librario è stato
scarsamente aggiornato e molto è stato dovuto ai lasciti delle
biblioteche private dei sacerdoti della diocesi.
Negli ultimi anni sono stati
incrementati oltre al settore di specializzazione in Patristica,
anche settori riguardanti le discipline di Sacra Scrittura, di
Storia delle Religioni, di Filosofia, di Teologia, di Agiografia e
di Storia della Chiesa. Nonostante la sua caratteristica di
biblioteca di specializzazione e di conservazione, è prevista
anche una sua apertura a discipline non strettamente
ecclesiastiche al fine di favorire la ricerca e lo studio non solo
dei seminaristi, ma degli studenti in genere.
La Biblioteca del Seminario
possiede, inoltre, un consistente patrimonio librario di Storia
locale e di riviste diocesane estinte per cui si pone al servizio
di chi ama approfondire la ricerca storica e sociale della nostra
città.
Tutto il materiale negli anni ’80
per intervento dell’arcivescovo Vito Roberti
è stato ricollocato, schedato e catalogato, secondo le norme RICA
del 1979 da funzionari della Biblioteca Valliceliana di Roma.
Attualmente la catalogazione e la
schedatura, non più aggiornate, sono state riprese attraverso
moderne tecniche informatiche quale il programma ISIS30, in
previsione di un collegamento in rete con le altre biblioteche
ecclesiastiche della regione e nella formazione di un Catalogo
Unico Ecclesiastico Regionale.
Le stesse opere di datazione più
antica (cinquecentine e seicentine) sono di nuovo in
ricatalogazione e schedatura.
La biblioteca del Seminario ha
cercato di imprimere alle sue attività anche un indirizzo
polifunzionale imponendosi come istituzione socio-culturale con un
ruolo attivo all’interno del contesto della città. Nell’ambito di
questo progetto è nata l’associazione “Amici del Seminario” che
organizza, in collaborazione con l’Istituto di Scienze religiose
“San Pietro”, cicli periodici di incontri e dibattiti su vari
aspetti di storia locale e di cultura religiosa tenuti da studiosi
di rilievo, riscuotendo il plauso della comunità ecclesiale civile
della città di Caserta.
Ogni anno gli interventi vengono
raccolti nella pubblicazione dei “Quaderni della Biblioteca” e per
quelle ricerche di particolare interesse la stessa realizza anche
delle monografie o delle mostre.
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